Bentornata/o, benvenuta/o nel mio blog Finestre Pedagogiche. Se è la prima volta che ti affacci qui, puoi dare uno sguardo alla homepage ed alla sezione blog, per conoscere meglio questo spazio e gli altri articoli pubblicati.
Detto questo, eccoci qua con la seconda parte del post, dedicata alla gestione dello studio autonomo (per leggere la prima parte del post clicca qui) … pronti?! Apriamo la finestra!
Qui parliamo, più che altro, del contesto e dell’organizzazione dello studio autonomo, vedremo quali potrebbero essere alcune strategie, abitudini e strumenti che potremmo utilizzare per rendere il contesto di studio un vero e proprio facilitatore del nostro lavoro.
Ecco 5 (s)punti che potrebbero aiutarti o ispirarti ad organizzare il tuo contesto di studio:
- Scegliere il momento della giornata da dedicare allo studio
Posto che ognuno riesce a svolgere compiti complessi, come quelli lavorativi e di studio, in differenti momenti della giornata, la mattina rimane, sicuramente, un momento molto utile ed adatto allo studio: siamo più riposati, la giornata inizia e noi iniziamo con lei a dedicarci ai nostri impegni che richiedono più attenzione ed energie. Quindi, se si può, perché magari quello di studente/studentessa è il nostro impiego principale, perché non mettersi a studiare la mattina?!
Puoi scegliere l’orario di inizio, un break a metà mattinata e poi l’orario in cui finisce la tua mezza giornata di studio. Scegliere gli orari è di fondamentale importanza. Studiare è faticoso, meglio optare per un impegno sistematico e costante, cercando di non fare “full immersion” di studio che poi potrebbero risultare controproducenti. Attenzione! Anche le “full immersion”, a volte, possono capitare, ma dovrebbero essere un’eccezione e non un’ abitudine.
- Continuità, sistematicità e flessibilità nel portare avanti l’impegno di studio
Eccoci, questo è un punto davvero importante, è una vera e propria prospettiva. Ci saranno giorni in cui sarai pieno/a di energie, giorni in cui l’entusiasmo è tanto e sarà più facile mettersi al lavoro. Ma ci saranno anche giornate in cui la stanchezza si fa sentire, la motivazione è di meno, oppure la disciplina o l’argomento ci risultano particolarmente difficili … che cosa potrebbe aiutare a questo punto? Potrebbero essere d’aiuto la continuità, la sistematicità e la flessibilità nel portare avanti lo studio con gli strumenti, le strategie e le abitudini che funzionano per noi. Creiamo una base consistente, ma flessibile, cui fare riferimento. Mi spiego meglio: se, ad esempio, ho scelto di dedicare un certo numero di giorni allo studio di un libro, potrei accorgermi, lungo andare, che il libro è più facile di quanto sembrasse, oppure che ho più energia a disposizione, quindi, che riesca a studiarlo piuttosto velocemente, in meno giorni di quelli previsti; se, invece, lungo andare, mi accorgo che si tratta di un libro piuttosto impegnativo o difficile, oppure è un momento in cui mi sento più stanco/a, potrei procedere più lentamente, dedicare a quel libro più giorni di quanti ne avessi previsti inizialmente.
Dunque, in una prospettiva flessibile, la continuità e la sistematicità nel portare avanti l’impegno di studio possono fare la differenza.
- Programmare momenti/periodi di riposo
Altro punto fondamentale. Il riposo è importante tanto quanto l’attività, organizzare lo studio vuol dire anche porre l’attenzione sui momenti/periodi di riposo in cui ci dedichiamo ad altre attività. Studiare è un’attività che richiede molto impegno e molte energie. Sicuramente possono esserci esami più impegnativi ed esami meno impegnativi ma, in ogni caso, ci viene richiesto un dispendio di energie. Programmare i momenti riposo e di “ricarica” vuol dire anche scegliere di fare una pausa con regolarità e non arrivare a sentirsi esauste/i e sopraffatte/i dalla stanchezza. Poi, in generale, come già accennato prima, capiterà di fare “full immersion” di studio, ma per questa eventualità dovremmo essere pronti, vale a dire che dovremmo arrivarci piuttosto pieni di energia e non svuotati dalla fatica. Programmare momenti e/o periodi di riposo, dunque, può aiutare a creare e mantenere uno stato di maggior equilibrio tra studio e pausa dallo studio in cui coltivare altri interessi, fare sport, uscire con gli amici, oppure, semplicemente sostare in un tempo libero!
- Curare l’ambiente in cui si studia
Si, esatto, curare l’ambiente in cui si studia può aiutare a studiare meglio. Mantenere un certo ordine visivo nello spazio in cui studiamo e, possibilmente, scegliere un luogo della casa più tranquillo in cui studiare, aiuta la concentrazione e la focalizzazione sull’attività di studio. Anche se lo spazio preposto allo studio è condiviso e possiamo utilizzarlo solo per una parte del giorno come “area studio”, sarebbe importante prepararlo per questa attività e mantenerlo pulito e in ordine. Quello che, molto semplicemente, potremmo impegnarci a fare è rimettere in ordine libri, quaderni, computer, materiali vari di lavoro una volta finito di studiare. La stessa cosa vale anche se abbiamo un’area o una stanza studio tutta nostra, mantenere un certo ordine visivo ci aiuterebbe in ogni caso. Lo studio ci richiede focalizzazione e concentrazione, dunque, più l’ambiente è armonioso ed ordinato, più ci aiuta ad essere centrati sul nostro lavoro. A questo proposito, anche il telefono, nelle ore di studio, potrebbe essere lasciato appena fuori dalla stanza, oppure potrebbe essere posizionato su un piano della stanza che non sia la scrivania o il tavolo dove studiamo, con attivi solo i suoni delle notifiche essenziali e delle chiamate, possibilmente. Lo so, può essere difficile, ma questa azione potrebbe rendere lo studio molto più agevole!
- Scegliere e programmare momenti di studio condiviso
Come già accennato, l’interazione ed il lavoro condiviso, con i colleghi del corso di studi, oppure, perché no, con amici che magari frequentano altri corsi di laurea, sono importantissimi! Vediamo alcuni “perché” …
Ad esempio, relativamente alla stessa disciplina, potreste confrontarvi sui contenuti studiati: vedere se avete sottolineato e considerato importanti gli stessi contenuti disciplinari; aiutarvi nel chiarire aspetti e concetti disciplinari che per l’uno/a risultano più difficili e per l’altro/a risultano più semplici; condividere quali sono le modalità di studio che si preferiscono e confrontarsi su di esse per ampliare le proprie prospettive organizzative, oppure per rinforzare quelle che già si hanno.
Relativamente a percorsi di studio differenti, invece, pensate a quanto potrebbe essere interessante organizzare momenti di esposizione orale in cui illustrare i contenuti studiati ad una persona che non conosce direttamente, come noi, l’argomento studiato. Potremmo ricevere numerosi consigli e feedback preziosi!
Piccolo reminder, nel primo post proponevo di osservare il proprio metodo di studio ponendosi alcune domande chiave:
Che cosa funziona? Quando? Perché?
Queste domande, di tanto in tanto, sono utili ad osservare il proprio metodo di studio, valutando cosa funziona e cosa, invece, avrebbe bisogno di essere modificato.
Bene, allora, per questo post è tutto,
ti ringrazio, come sempre, per aver letto fin qui, alla prossima!
Sara